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domenica 4 novembre 2012

attacchi di panico per i fondi di caffè

2 garden composters (on base for rat proofing)
Gli "attacchi di panico" sembrano essere una patologia di moda, uno dei (tanti) mali di questo secolo che in passato erano sconosciuti...
Ho conosciuto diverse persone soggette ad immotivati ed irragionevoli "attacchi di panico", che li hanno anche spinti al pronto soccorso.
(Se ne volete sapere di più: http://it.wikipedia.org/wiki/Attacco_di_panico - of course)

Non sono qui però per parlarvi degli attacchi di panico, a cui fortunatamente né io né alcuno dei miei familiari è soggetto; ma voglio parlarvi dell'unica cosa che (dopo l'esame di maturità) mi abbia veramente generato genuina ansia.

Andiamo con ordine.

E' accaduto alcuni anni fa, e stavo placidamente lavando la caffettiera. Prendo il filtro, vuoto i fondi di caffè nella pattumiera... ed in quell'istante ho avuto un'illuminazione. Folgorante, devastante, che al confronto san Paolo sulla via di Damasco si è solo fatto un trip.
Mi sono detto: butto questi fondi ma... che fine fanno?
Da qui, vanno nel cassonetto.
Dal cassonetto, mescolati con plastica-tetrapak-cicche-foglie morte-stracci-ecc. ecc., se ne andranno nell'inceneritore (quello che in neolingua viene definito "termovalorizzatore")
Qui, verranno bruciati.
I fumi verranno filtrati.
Le ceneri verranno raccolte.
I filtri dei fumi e le ceneri poi finiranno in discarica.
Ed una volta sepolti in discarica, verranno trafugati al normale ciclo della vita per tempi geologici. Perchè solo in tempi geologici le montagne diventeranno pianure, le pianure montagne, e la discarica tornerà quindi (forse) in superficie, e le piante torneranno quindi ad affondare le loro radici in quella che un tempo era la discarica...

Perchè lo ricordate, vero, il "ciclo della vita"? Ve ne ha parlato la maestra alle elementari, giusto?
L'erba cresce, l'erbivoro mangia l'erba, il carnivoro mangia l'erbivoro, il carnivoro muore e si trasforma in concime che farà crescere l'erba (in realtà è un po' più complicato di così, ma in soldoni la storia è questa).
Però qual'è invece la stria del nostro caffè?
Viene coltivato in sudamerica, imbarcato, portato qui da noi.
Io lo consumo.
Poi lo butto nell'immondizia, finisce nell'inceneritore... e quindi il materiale organico di cui sono composti i fondi di caffè non tornerà MAI (se non tra alcuni milioni di anni) a fertilizzare piante...
Il tutto moltiplicato per tutti i milioni di caffè consumati ogni giorno... ma ciò vale anche per verdure e pomodori, resti di macellazione, gusci d'uomo, alimenti lasciati andare a male...
Masse imponenti di materiale che, ogni giorno, vengono sottratte al ciclo della vita.
Un delitto imperdonabile, peggio dell'omicidio perchè anche se ammazzi qualcuno, lo ammazzi una sola volta... trafugare del preziosissimo materiale organico al ciclo della vita invece significa negargli l'opportunità di tornare ad essere parte della vita per centinaia, migliaia di volte nel corso della prossima era geologica...

Raccolsi con cura i fondi di caffè dalla pattumiera, e li depositai in un vasetto.
E corsi ad acquistare un composter (cosa che mi ripromettevo di fare ormai da un anno, ma avevo sempre rimandato).

Quei fondi di caffè costituirono il primo nucleo del mio composter.

Da allora (e sono trascorsi tre anni...) l'impressione che ho avuto è che il mio composter sia un pozzo senza fondo.
Ci ho scaricato dentro chili e chili di fondi di caffè, di resti di cucina, di sfalci del giardino, residui di potature... senza mai riuscire a riempirlo. Sembra pieno a metà, e da lì non si schioda.
Talvolta (soprattutto dopo gli sfalci) il materiale si avvicina pericolosamente al bordo... ma dopo un paio di settimane torna a ridursi alla metà.
Potrei anche prelevare il materiale in fondo (che ormai è ridotto a vera e propria terra), ma non ce n'è ancora la necessità.
Ed io vivo con la tranquilla consapevolezza che ogni mio caffè non costituisce più un crimine contro la natura...
 
  

giovedì 12 luglio 2012

sessola e paletta da riutilizzo

Il riutilizzo di oggetti e materiali altrimenti destinati all'immondizia ha un suo sottile fascino e mostra talvolta aspetti di pura genialità. Richiede inoltre creatività, fantasia, senso del materiale... Quindi, quando mi trovo di fronte ad esempi come quelli della foto, è difficile resistere alla tentazione di condividerli:


La prima è una sessola: può essere usata per sgottare l'acqua dal fondo di piccole imbarcazioni, ma anche come paletta per farina, fagioli, gesso, cemento, e chi più ne ha più ne metta...

La seconda ovviamente è una paletta: ormai si trovano ad uno o due euro, ma vuoi mettere la soddisfazione?

domenica 21 febbraio 2010

Corri, corri...

Da due post del blog di Lopo:

E quei 40 minuti li passerete in coda al casello.

Elenco delle tratte automobilistiche dotate di tutor:
  • A4 – da Cavenago a Brescia Ovest: lunghezza percorso 65,1 km
    • A 130 km/h: 30′03″
    • A 150 km/h: 26′02″
      • differenza: 4′01″
  • A4 – da Brescia Est a Sommacampagna: lunghezza percorso 33,6 km
    • a 130 km/h: 15′30″
    • a 150 km/h: 13′26″
      • differenza: 2′04″
  • A1 – da San Zenone al Lambro (vicino a Lodi) al bivio con la A14 (presso Bologna): lunghezza percorso circa 190 km
    • a 130 km/h: 1h28′
    • a 150 km/h: 1h16′
      • differenza: 12′
  • A1 – da Orte a Caserta Nord: lunghezza percorso 242,4 km
    • a 130 km/h: 1h51′53″
    • a 150 km/h: 1h36′58″
      • differenza: 14′55″
  • A8 – da Legnano a Gallarate: lunghezza percorso 13,6 km
    • a 130 km/h: 6′17″
    • a 150 km/h: 5′26″
      • differenza: 51″
  • A14 – da Bologna Casalecchio a Rimini Nord: lunghezza percorso 113,7 km
    • a 130 km/h: 52′29″
    • a 150 km/h: 45′29″
      • differenza: 7′


      Cori, cori, ma ‘ndo cori?

      Un’aggiunta a quanto già calcolato.
      Prendiamo una distanza qualsiasi tra quelle elencate: A1 da Orte a Caserta Nord, lunghezza percorso 242,4 km.
      Prendiamo una tabella che dia un’idea dei consumi di un’auto di una certa cilindrata, che sia quindi capace di raggiungere i 150 km/h: ad esempio, una berlina da 1800 cc. Leggiamo che il consumo a 130 km/h è di 8,9 km/litro. Non è indicato il consumo a 150 km/h, ma data la dipendenza inversa col quadrato della velocità, lo possiamo quantificare in circa 6,7 km/litro.
      Quanto carburante in più spenderai per percorrere quei 242,4 km a 150 invece che a 130 km/h, nell’ipotesi di mantenere tale velocità per l’intera tratta, ovvero il caso ottimo teorico?
    • A 150 km/h si spendono 242,4/6,7 = 36,18 litri di benzina.
    • A 130 km/h si spendono 242,4/8,9 = 27,24 litri di benzina.
    Andando a 150 km/h si spendono 8,94 litri di benzina in più. Immaginiamo di pagarla ad un prezzo al momento piuttosto conveniente, ma comunque nella media di questo periodo: 1,3 €/l.
    Significa che spenderai 11,62 € di benzina in più.
    Immaginiamo che tu guadagni più dignitosamente, per poterti permettere un’auto del genere: 90.000 € l’anno. Netti.
    Ipotizziamo 13 mensilità, 40 ore settimanali. Fanno, a spanne, 44 € l’ora. Vale a dire che guadagni 0,73 € al minuto lavorativo.
    Per guadagnare gli 11,62 € con cui pagare la benzina aggiuntiva, devi lavorare poco meno di 16 minuti.
    Andando a 150 km/h invece che a 130 km/h per 242,4 km, hai risparmiato quasi 15 minuti di tempo. Ma ne dovrai lavorare quasi 16 per pagare il carburante consumato in più.
    Benvenuto nel mondo dei ritorni marginali decrescenti, idiota.

giovedì 28 gennaio 2010

Crisi economica in Cina?

 Notizia comparsa sul Wall Street Journal, e che adesso serpeggia in rete, apparendo timidamente nei media italiani del sottobosco di Internet: almeno sei banche cinesi hanno sospeso la concessione di nuovi prestiti.

L'Industrial & Commercial Bank of China Ltd, China Citic Bank e Bank of China hanno sospeso le proprie linee di credito.


Sembra che la cosa non sia stata presa bene dagli importatori, e che questa manovra li spiazzerà notevolmente...
Che si avvicinino tempi interessanti anche sul fronte cinese?

Un articolo completo (in inglese)lo trovate qui.

venerdì 17 aprile 2009

Olio solare fai-da-te

Torniamo al paradigma del far-da-sé.

L'olio solare e crema protettiva qui proposti, oltre a risparmiare un po' di soldini, ci permettono di controllare cosa veramente ci mettiamo sulla pelle.

L'olio abbronzate può ovviamente esser considerato un lusso; la crema protettiva sarà utile a quanti si ritroveranno prossimamente a dover passare la propria giornata nei campi...

Solite avvertenze di rito: attenzione alle personali allergie ed intolleranze ai componenti. Sperimentare inoltre personalmente l'effettivo livello di protezione della crema, il cui effetto è abbastanza soggettivo.

Olio abbronzante alla carota

Ingredienti:
  • 2 parti di olio di oliva
  • 2 parti di olio di carota
  • 2 parti do olio di germe di riso
  • 3 parti di mallo di noce
  • 5 parti di olio di semi di mais
Preparazione:
Pestare finemente il mallo di noce in un mortaio, aggiungendo lentamente con gli oli ed amalgamando bene.
Conservare in un recipiente chiuso


Crema protettiva alla cera

Ingredienti:
  • 20 g di cera d'api
  • 20 g di biossido di titanio
  • 14 cucchiai di olio di semi di girasole
  • 4 cucchiai di olio di sesamo
  • 4 cucchiai di olio di avocado
  • 4 cucchiai di olio di germe di riso
Preparazione:
Sciogliere la cera a bagnomaria, aggiungendo l'olio di semi di girasole.
Aggiungere il biossido di titanio, mescolando bene.
Togliere dal fuoco e, prima che raffreddi, aggiungere gli altri oli.
Mescolare bene fino al raffreddamento.
Conservare in un recipiente chiuso.


Nota sugli ingredienti:

il biossido di titanio si trova in una drogheria ben fornita oppure (molto più caro) in farmacia.
L'olio di oliva e di semi di girasole sono normalissimi oli alimentari
Gli altri oli si trovano in erboristeria

martedì 31 marzo 2009

Vivere senza accendere il ferro da stiro

Vivere senza accendere il ferro da stiro


ferro da stiroVivere senza accendere il ferro da stiro. Certo che si può. Vi racconto la mia personale seconda rivoluzione domestica. La prima fu quella della lisciva, il detersivo autoprodotto.

Si vive benissimo senza stirare. Finita la noia delle ore trascorse a rincorrere piegoline su maglie e camicie. Liberato tempo, risparmiata energia elettrica. E vi garantisco che, dieci minuti dopo averlo indossato, un abito non stirato è esattamente come uno passato e ripassato mezz’ora sotto il ferro. Ecco come si fa.

Per fare a meno di stirare bisogna innanzitutto estrarre il bucato dalla lavatrice appena è finito il lavaggio, o comunque il più presto possibile. Se sta lì, pigiata e bagnata, la roba si spiegazza di più.

Poi bisogna stendere bene. Con cura, insomma, evitando che si formino pieghe. L’operazione richiede qualche minuto. Un tempo comunque di gran lunga inferiore rispetto a quello che si trascorrerebbe a stirare.

Regola fondamentale, usare il più possibile gli attaccapanni per stendere maglioni, felpe e magliette. Rimangono belli in forma.

Poi, tutto il resto non va mai steso a cavallo del filo. Lascia l’impronta, un’antiestetica piega. Se non si usa l’attaccapanni, bisogna accostare le magliette al filo, lasciandole spenzolare giù per tutta la lunghezza, con il collo verso il basso, e piazzare le mollette. Idem i pantaloni, con l’orlo verso il basso. Meglio in ogni caso stendere dal rovescio: a volte le mollette lasciano un’ammaccatura.

Io mi regolo così. Ovvio che questo sistema non dà buoni frutti con le camicette di cotone e i pantaloni con la piega, ai quali la stiratura è indispensabile.

Però basta orientarsi su altri capi d’abbigliamento. Per non rottamare brutalmente le camicette ancora presenti nell’armadio, si possono indossare d’inverno, quando è sufficiente limitarsi a stirare colletto e polsini.

E i pantaloni con la piega? Il loro maquillage sull’asse da stiro può essere ridotto ai minimi termini da una accurata messa in piega serale. A patto di metterli a posto con millimetrica precisione, li si può addirittura collocare sotto il materasso, e dormirci su. Al mattino sono stirati.

Sì, lo so. C’è gente che non può vivere senza stirare, e passa sotto il ferro anche mutande e canottiere. Fate pure, se vi piace. Io mi regolo in tutt’altro modo. E da quando ho spento il ferro vivo più leggera.

mercoledì 11 febbraio 2009

parrucchieri di se stessi

Trovo sul blog di Aspoitalia un intervento che trovo perfettamente in linea con la filosofia mia personale e di questo mio blog; quindi, ve lo ripropongo integralmente.
Aggiungendo che è da 10 anni che ormai non spendo un centesimo dal barbiere...
Quanto avrò risparmiato?
E di quanto avrò sabotato il PIL nazionale?

Risorse, Economia e Ambiente: Abitudini, inerzie e altre patologie / 6 : parrucchieri di se stessi



Nella foto potete vedere il tagliacapelli che ho acquistato più di un anno fa (non dovrebbe leggersi la marca, dunque nessuna pubblicità occulta). Avevo deciso di procurarmelo un po' per sfizio, un po' per tentare una via di risparmio.

Dopo i primi 2-3 tagli, consacrati a prendere confidenza con l'apparecchio, devo dire che sono molto soddisfatto. In tre quarti d'ora al massimo realizzo il taglio (e regolo pure la barba, quando c'è) , dunque il tempo impegnato è inferiore al caso classico dal parrucchiere prenotazione-spostamento-attesa-taglio-spostamento.

A livello economico il ritorno è interessante: 70 € di spesa; tagliando i capelli ogni mese, risparmio 15 x 12 =180 € l'anno. Supponendo che la batteria ricaricabile vada bene una decina d'anni, risparmio 1.800 € , spendendone 70 + pochi di corrente elettrica. Naturalmente, nel caso di un nucleo familiare con n utenti la resa aumenta di un fattore "quasi" n (facendo più ricariche all'anno la vita potrebbe diminuire).

Rispetto al caso del rasoio a mano c'è una sostanziale differenza. Non ci sono "rifiuti" evidenti in gioco come le lamette, dunque le due optioni "parrucchiere" e "fai da te" sono grossomodo ecologicamente equivalenti. Appurato questo, siamo liberi di scegliere il risparmio e la qualità casereccia, oppure la spesa e la performance. Naturalmente, la mia capacità/qualità di autotaglio è anni luce dalla professionalità e dall'estro di un vero parrucchiere. Ma questa è un'altra storia.

PS Con i capelli corti, risulta del tutto superfluo l'utilizzo del phon nella stagione invernale; anche la quantità di shampoo da impiegare diminuisce significativamente.

giovedì 15 gennaio 2009

LA VITA DOPO IL COLLASSO DELL’ECONOMIA: come possedere meno ci renderà più felici

DI SARA VAN GELDER E DOUG PIBEL
Yes! magazine

“Il raggiungimento della felicità”. E’ una cosa talmente americana da essere stata inserita nella nostra dichiarazione d’Indipendenza dove è elencata insieme alla vita e alla libertà, come un diritto inalienabile.

Ma quanto successo abbiamo avuto in questa ricerca? E adesso che il sistema finanziario globale sta implodendo, quanto ci sembra possibile essere felici nei prossimi mesi e negli anni a venire?

L’amore non si può comperare

Sin dall’inizio degli anni Settanta, gli Americani hanno cominciato a comperare a più non posso, sia che potessero permetterselo o no. Ci avevano promesso che una nuova macchina, una borsa più alla moda, o un televisore con lo schermo piatto ci avrebbero reso più felici, e noi ci siamo comportati di conseguenza. Ci avevano detto che un’economia in costante crescita ci avrebbe reso tutti ricchi. Ma, mentre il nostro prodotto interno lordo è cresciuto più o meno stabilmente dal 1970 in poi sino all’attuale crisi finanziaria, la maggior parte di noi non ha visto elevarsi né il proprio livello di vita né il proprio benessere. Gli stipendi sono rimasti stagnanti mentre i costi delle cose di prima necessità – come la casa, le cure mediche, il cibo e l’energia – sono rapidamente saliti.

Quelli che rientravano nel 20 per cento dei più ricchi, hanno visto aumentare le loro rendite dell’80 per cento nel corso degli ultimi 25 anni, mentre il 40 per cento della fascia più bassa ha realmente perso terreno.

Sono poche le famiglie che oggi riescono a vivere con un solo stipendio, ed un problema di salute o la perdita del posto di lavoro possono ridurre in povertà una famiglia di ceto medio o ridurla senza casa.

E tuttavia continuiamo a comperare quei prodotti che si suppone debbano renderci felici portando molti di noi ad indebitarsi sempre di più. Le famiglie hanno in media circa 5.100 dollari di debito con la carta di credito, con tassi di interessi tali che spesso rendono quasi impossibile ripianare il conto. Negli ultimi anni il valore delle case ha raggiunto il record più basso mentre la gente si era indebitata chiedendo prestiti in base alla loro proprietà. Nel 2004, l’anno più recente del quale sono disponibili i dati della Federal Reserve, il debito ipotecario superava i 290000 dollari per ciascuna famiglia, quasi il triplo di 15 anni prima.

Tutti questi debiti rendono la vita più precaria. Ciò ci ha anche resi più schiavi di lunghe ore di lavoro che – sempre che lo troviamo il lavoro – si aggiungono a lunghi spostamenti che ci mangiano tutto il tempo di cui altrimenti potremmo disporre per cose che secondo le ricerche, ci renderebbero davvero felici.

E’ facile cadere nel tranello di credere che avere più cose ci dia la felicità, perché nelle pubblicità c’è sempre un qualche elemento di verità. Abbiamo bisogno di una certa quantità di cibo per vivere, dopo tutto. Proteggersi è giusto. Abbiamo bisogno di abiti, di accessori – può essere piacevole avere un pochino di più dello stretto necessario. Ed avere molte cose è sempre stato un modo per dimostrare che si è raggiunto il successo e che si ha diritto al rispetto. Ma subito dopo la bella novità di un nuovo corredo o di un nuovo abito di lusso, ci ritroviamo con un buco nel portafoglio e una sensazione di vuoto che – ce lo dicono i pubblicitari – potremo colmare soltanto andando a comperare altre cose nuove e più belle.

Seguire questi consigli può mantenere pulsante l’economia aziendale, ma ci ha reso felici?

Moti diagrammi indicano che la risposta è: non proprio. Gli Indicatori del progresso genuino (Genuine Progress Indicators) dimostrano che lo standard generale del benessere, la nostra salute, la qualità della vita, la sicurezza economica e ambientale, presi tutti insieme sono rimasti piatti, nonostante abbiamo lavorato più duramente. Uno studio ventennale effettuato dall’ OECD afferma che gli Stati Uniti hanno il più alto tasso di sperequazione e di povertà rispetto a tutti gli altri paesi sviluppati, e il divario fra i salari è cresciuto stabilmente fin dal 2000. Un sondaggio Gallup di recente ha scoperto che solo la metà degli Americani vive libera da preoccupazioni di carattere economico o legate alla salute, rispetto all’83 per cento della popolazione che vive in Danimarca. Quando l’Organizzazione mondiale della Sanità e la Scuola di medicina di Harvard hanno effettuato uno studio sull’indice della depressione in 14 Paesi, gli Stati Uniti sono risultati i primi della lista.

Quanti Pianeti ci vogliono?

Ma non sono soltanto gli Ameicani che stanno subendo il contraccolpo di un sistema economico che mette il denaro e la crescita davanti al vero benessere. La popolazione mondiale sta perdendo la possibilità di accedere alle risorse naturali e alla sovranità economica.

Le multinazionali, nel cercare di guadagnare stimolando e poi soddisfacendo il nostro appetito per le cose, hanno calpestato il modo di sostentarsi e di vivere di agricoltori Messicani, abitanti delle foreste pluviali, minatori africani e lavoratori thailandesi. Quando la vendita delle terre o il sovvenzionamento dell’importazione di prodotti agricoli rende impossibile continuare il tradizionale stile di vita, molte di queste persone vanno in città affollate dove non hanno altra scelta se non quella di lavorare per un bassissimo salario o tentare una difficile migrazione verso un paese che consenta paghe più alte.

Avere grosse macchine, splendide televisioni e vestiti alla moda non ci ha mai reso felici. Questo ci ha solo portato ad indebitarci – ed ha aumentato la nostra dipendenza da lunghe ore di lavoro.

Un campione della globalizzazione come Thomas Friedman ci dice che in poche generazioni questi lavoratori raggiungerano uno stile di vita simile al nostro, qui negli Usa. Ma l’analisi dell’impronta ecologica dimostra che ci vorrebbero più di sei pianeti come la Terra per dare a ciascun abitante del mondo l’uguale livello di consumismo che “appaga” gli Americani. E’ chiaro che abbiamo un solo pianeta, e che si sta surriscaldando.

La conquista della felicità

E’ questo ciò che Thomas Jefferson aveva in mente quando sostituì “la conquista della felicità” nella frase contenuta nel rapporto del Primo Congresso Continentale, “vita, liberà e proprietà”?

L’ideale di Jefferson era un’economia basata su piccole fattorie che producevano gran parte di quanto serviva loro. La loro felicità non era qualcosa che affidavano a una corporation per ricavarne una rendita, ma era piuttosto qualcosa che avevano creato loro stessi attraverso il loro lavoro e le relazioni umane che ci sono all’interno di una comunità. L’economia di quel tempo era in parte basata su una società che possedeva schiavi e terreni che spesso aveva preso agli indigeni, ma l’ideale di Jefferson ebbe un forte ascendente sul Paese nascente. Libertà, indipendenza ed autosufficienza erano tutti valori popolari.

Gli Usa hanno fatto un lungo cammino allontanandosi dagli ideali di Jefferson. Oggi produciamo poco di ciò che usiamo. Lavoriamo per guadagnare denaro, e comperiamo cibo, abiti ed altri generi di necessità in grossi magazzini ed acquistiamo servizi per i nostri figli e per gli anziani da una serie di imprese.

Poiché non abbiamo più tempo, capacità, famiglie numerose e non possiamo tornare alla terra, cosa che solo qualche decennio fa era normalissima, siamo diventati completamente dollaro-dipendenti. E questa dipendenza ci pone alla mercè di coloro che controllano l’economia e il giro del denaro. E coloro che hanno accumulato denaro hanno un’esorbitante influenza sul nostro governo. E questo è l’esatto opposto di ciò che sognava Jefferson. Ed è anche un netto distacco dal modo in cui gli esseri umani hanno vissuto per la maggior parte della storia.

La vita dopo il Crack

Può darsi che la crisi che ci è venuta addosso non sia un male dopotutto. Può darsi che che questo periodo di distruzione creativa ci offra delle opportunità per un nuovo inizio, l’opportunità di costruire una società che ponga al primo posto la gente comune e faccia in modo di creare le condizioni per la sua felicità.

Dopo lo shock di quest’onda di crisi, forse ci guarderemo attorno come i personaggi dei film di Fellini che escono all’alba dopo una notte di eccessi. Spegneremo la televisione, e anche internet, e noteremo i brillanti colori dell’alba e parleremo ai nostri vicini che non abbiamo mai trovato il tempo di incontrare.

Potremo passere meno tempo al lavoro per il contrarsi dell’economia e perché molte imprese avranno chiuso.

Ma forse impareremo a condividere il lavoro e a pretendere del tempo per curare quegli aspetti della nostra vita che secondo le ricerche contribuiscono veramente al conseguimento di una vera felicità –tempo per stare in famiglia, con gli amici, per interessarci dei problemi civici, per esprimere la nostra creatività. Sarebbe la prima volta. Durante la grande Depressione, ad esempio, la Kellogg ridusse i turni dei propri impiegati da otto a sei ore per ampliare la possibilità di lavorare ad un maggior numero di persone. La produttività salì talmente che la società avrebbe potuto pagare gli stessi salari per turni ancora più corti. Frattanto, le organizzazioni civiche, le scuole per gli adulti e la vita delle famiglie fiorì a Kalamazoo.

Può darsi che troveremo il modo di commerciare con i nostri amici e con i nostri vicini - qualche melone invernale, qualche torta fatta in casa per coccolare i bambini o qualche riparazione alle case. Può darsi che riconquisteremo le abilità che avevamo e che insegneremo gli uni agli altri come coltivare, come aggiustare le cose da soli, cucire e lavorare a maglia insieme ai nostri figli e nipoti.

In un certo senso, nell’esuberanza della frizzante economia degli anni 80, 90 e 2000, abbiamo perso la traccia di qualcosa. Il denaro esiste per servirci come un mezzo non perché tutto gli ruoti attorno. Le nostre vite e la nostra società non devono ruotare secondo le regole dell’alta finanza dettate dai suoi rappresentanti che stanno a Whashington DC. Noi, il popolo, possiamo rifiutare l’ortodossia economica che ci ha dato così poco e possiamo ricostruire la nostra economia su basi differenti.

Ricostruire

Che tipo di società vogliamo ricostruire? Che cosa potrà espandere le nostre vite, la libertà e portare alla felicità senza che diminuiscano le opportunità per gli altri di avere, ora e in futuro, le stesse cose?

Ecco qui alcune cose che dovremo fare:

1) Le politiche economiche per il futuro devono assicurare che tutti siano inclusi nel programma, e che potremo far risollevare coloro che hanno toccato il fondo. Quando permettiamo che l’ineguaglianza dilaghi nella nostra società , noi inneschiamo i crimini, la violenza e l’odio che danneggiano la possibilità che ciascuno trovi la felicità. Non possiamo più permettere che si emettano assegni a nove cifre per Ceo e che i redditi degli investimenti raddoppino. Parafrasando Gandhi, possediamo a sufficienza per soddisfare i bisogni, ma non l’avidità di ognuno.

2) Il gioco di sparare sull’ambiente è finito. La futura economia deve funzionare nell’ambito della produzione attuale. Non possiamo più permetterci di vivere delle ricchezze del passato, come se milioni di anni di depositi fossili si potessero ricostituire oggi per non diminuire le riserve di petrolio. Dobbiamo invece rivolgerci all’energia solare, a quella del vento, e alle altre energie rinnovabili, e coltivare cibo e fibre ricostituendo il terreno e non gettandogli prodotti derivati dal petrolio. Non possiamo più usare la nostra atmosfera, gli oceani, le fonti d’acqua ed il suolo come discariche. Nessuna quantità di eventi tipo "Run for the Cure" può risolvere il problema del cancro se continuiamo ad avvelenare il nostro cibo, l’acqua e l’aria. Ed il clima sta raggiungendo un pericoloso punto di rottura.

3) Non possiamo più permettere che l’economia e il denaro aumentino come un cancro nella nostra società sino ad inquinarne tutti gli aspetti della vita. Bisogna che l’economia sia al servizio della gente, delle comunità e della salute del nostro sistema ecologico, e non il contrario. Invece di basarci su aziende globali libere e fuori da ogni giurisidzione, potremmo prendere in considerazione le produzioni regionali e locali per soddisfare i nostri bisogni e offrire impieghi sostenibili, incluse imprese di portata media o cooperative e via dicendo.

4) Se faremo così, comprenderemo più chiaramente la vera fonte della felicità. Le statistiche ci dicono che la base per un buon modo di vivere e per la felicità risiede in amabili rapporti interpersonali, nel mutuo rispetto, in un lavoro ricco di significato, e nella gratitudine, e quando scopriremo la forza che c’è in queste qualità, il luccichio delle pubblicità ed il materialismo non ci imbroglieranno più. Il consumismo troverà posto fra le cose del passato.

Non appena cominciamo a re-imparare le nostre capacità e a ricostruire le relazioni perderemo la voglia di ricercare il denaro e le cose e cominceremo a provare la gioia che ci aspettavamo; una felicità che non dipende dalla fluttazione del mercato o dal numero di cose che si possiedono.

Anche se a breve termine può essere dolorosa possiamo uscire da questa crisi più sani e più ricchi, di un genere di ricchezza che davvero conta: comunità fortemente unite, buoni rapporti con i propri cari, un ecosistema sano, e la capacità di vivere e godere la vita.


Titolo originale: "Life After the Economic Collapse: How Having Less Will Make Us Happier", da http://www.yesmagazine.org/
Traduzione italiana a cura di Comedonchisciotte

martedì 9 dicembre 2008

Fuck the PIL: una spiegazione...

Qualcuno mi ha chiesto una spiegazione sul tag "fuck the PIL" che accompagna alcuni miei post.
"Fuck the PIL" sono contraddistinti quei post che indicano, consgliano, guidano verso comportamenti virtuosi che comportano per noi un risparmio economico, ovvero che ci permettono di raggiungere un certo risultato spendendo meno che non attraverso strumenti "tradizionali".
E visto che ogni centesimo da noi risparmiato è un centesimo in meno per il PIL, ecco la spiegazione di "fuck the PIL".
Sul perchè ce l'ho invece con il PIL, rimando ad un esaustivo post sul blog ASPO: Risorse, Economia e Ambiente: L'ossessione del PIL

detersivo per lavastoviglie fai-da-te

La lavastoviglie pare essere (almeno per me) uno dei cardini irrinunciabili dell'attuale paradigma di vita. Ed in questo credo di essere in buona compagnia...
Peraltro, bisogna dire che è un attrezzo discretamente efficiente (si consuma meno acqua che non a lavare a mano), decisamente utile, per farlo andare basta una mezza secchiata di energia elettrica... il neo eventualmente è il detersivo, maledettamente inquinante ed ancor più maledettamente caro.

Bene, vi rivelerò che in rete si trovano diverse ricette di detersivi per lavastoviglie fai-da-te, basati tutti su sostanze naturali e non inquinanti, e dal costo talvolta ridicolo.
E vi rivelerò un altro dettaglio sconcertante: tutti quanti, più o meno, funzionano il detersivo del supermercato.

Alcune ricette:
Ingredienti: 200 gr sale grosso, 100 gr aceto bianco, 400 gr acqua, 3 limoni con buccia tagliati a pezzetti.
Preparazione: mettere i limoni e il sale nel frullatore e tritare per 20 secondi. Mettere sul fuoco e
aggiungere l'acqua e l'aceto, far bollire per circa 15 min. sbattendo con una frusta. Conservare in barattolo di vetro.
Dosi: due cucchiai nella vaschetta della lavastoviglie o quanto basta sulla spugna per lavaggi a mano.
Per piatti particolarmente sporchi e untuosi nell'acqua per lavare i piatti o nella lavastoviglie si può mettere anche mezzo limone.

3 limoni, 400 ml di acqua, 200 g di sale, 100 ml di aceto bianco
- Tagliare i limoni in 4-5 pezzi togliendo solo i semi e mantenendo la buccia (è più facile se tagliate il limone a rondelle)
- Frullarli con un mixer insieme ad un po' di acqua e al sale. Per evitare intasamenti del filtro lavastoviglie, frullate a lungo e molto finemente la poltiglia. Controllate l’efficacia del vostro frullatore, altrimenti resteranno residui anche sulle stoviglie.
- Mettere la poltiglia in una pentola, aggiungere tutta l'acqua e l'aceto e far bollire per circa 10 minuti mescolando, affinché non si attacchi. Quando si è addensato e raffreddato mettere in vasetti di vetro.
Come si usa:
- Due cucchiai da minestra per la lavastoviglie. Non mischiate il detersivo fai da te a quello classico lavastoviglie.
- A piacere per i piatti a mano. In caso di stoviglie unte basta aggiungere sulla spugnetta un po' di
detersivo classico piatti a mano visto che, a differenza di quello per lavastoviglie, può mischiarsi con quello fai da te.

Una nota per quanto riguardo i limoni da utilizzare: avete presente quelli che si trovano al mercato, vicino ai cassonetti? Si, quelli un po' ammaccati, o troppo maturi? Ecco, quelli sono perfetti. E, ovviamente, sono gratis...

Sembra inoltre (anche se non ho provato) che se si usano detersivi fai-da-te il brillantante si può efficacemente sostituire con l'aceto.

Inoltre (e questo è certissimo), indifferente che si usi detersivo "normale" o fai-da-te... al posto del sale specifico per lavastoviglie si può usare normalissimo sale grosso da cucina.

sabato 15 novembre 2008

il mercato nero delle lavatrici meccaniche

Re-bloggo un ottimo post dell'ottima Debora Billi:

Come forse qualcuno sa (perché me ne vanto spesso) ho una lavatrice vecchia di 15 anni che fa benissimo il suo dovere. Qualche giorno fa si è bloccata, e pensando fosse giunta la sua ora mi sono rassegnata a sostituirla.

Vado da Trony, poi da Mediaworld. La scelta è fra decine e decine di lavatrici "moderne", piene di ogni sorta di ammennicoli, con mille programmi surreali quali "igienizzazione bavaglini" o "risciacquo fodere auto" o "delicato per sottovesti nere". Non mi servono, e non voglio microchip e schede che si sfasciano a guardarli. Chiedo all'addetto:"Mi mostra qualche lavatrice meccanica?"

Risposta: "Mi spiace, sono tutte elettroniche."

Io: "Ma mi va bene anche una cinese da 200 euro, o una Miele da 1400, basta che sia meccanica!"

Lui: "Non esistono. Non le fanno proprio più."

Torno a casa depressa, poi mi ricordo di un negozietto polveroso in zona, con l'insegna "Riparazione elettrodomestici". Vado, e conosco Fausto.

Ora so cosa immaginate: il vecchietto simpatico, portatore di un'antica sapienza artigiana ormai scomparsa, ultimo reduce della filosofia di vita dei nostri nonni. Invece no. Fausto ha il codino, l'orecchino, ha trent'anni ed è piuttosto incazzato per lo spreco che vede in giro.

Mentre armeggia finalmente sulla mia lavatrice, mi spiega: "Le lavatrici elettroniche hanno schede che si rompono non appena prendono una bottarella. Il ricambio costa due o trecento euro, così conviene ricomprarla nuova. Ormai le lavatrici si cambiano ogni tre o quattro anni. Invece questa lavatrice che hai è eterna: ha pochi pezzi meccanici, quando se ne rompe uno si cambia con trenta o quaranta euro, va avanti decenni."

Poi si ferma, e mi sussurra: "Ma se ti servirà una lavatrice meccanica, noi le abbiamo. Teniamo un'officina apposita: le ritiriamo, le rimettiamo a nuovo e le rivendiamo. Sono perfette, costano 150 euro." Quanto un'elettronica cinese. Non ci credo, mi viene la frenesia dello shopping, vorrei andare a scegliermi sottobanco una bella lavatrice "nuova" annata '99, magari con una centrifuga migliore... Ma non serve: Fausto ha finito, la vecchia Candy ha un tubo nuovo e torna a lavare perfettamente.

Mentre esce mi avverte: "Ripariamo tutto, lavatrici, lavastoviglie, aspirapolvere, e anche i ferri da stiro".

Lo vedo andare via con la sua cassetta dei attrezzi e il suo codino, e penso che un ferro da stiro nuovo costa appena 15 euro. Buona fortuna Fausto, nella tua resistenza quotidiana contro un sistema assurdo e molto più grande di te. E grazie per il servizio che rendi.

Che dire?
Io ho una lavastoviglie di quindici anni... anzi no, ripensandoci ormai sono diciassette.
Ha gli inevitabili acciacchi degli anni e di migliaia di cicli di lavaggio... ad esempio, l'elettrovalvola non tiene più bene e, da spenta, lascia trafilare un filino d'acqua... non tanta, ma a sufficienza da allagare la cucina se per caso ci si dimentica di chiudere il rubinettino a mano e, malauguratamente, si sta via da casa per due giorni... e la tentazione di cambiarla è forte.
Guardo le lavastoviglie nei negozi, guardo i prezzi, penso che con poche centinaia di euro potrei averne una nuovissima... e tremo. Tremo al pensiero di tutti i guasti che la lavastoviglie nuova potrebbe soffrire fin da subito, o comunque appena scaduta la garanzia... molti, molti di più di quanti non ne abbia sofferto la mia in diciassette anni di onoratissimo servizio.

Ma il momento delle decisioni irrevocabili è giunto: tra un paio di giorni vado in un negozio di ricambi per elettrodomestici e le compro un'elettrovalvola nuova... :)

lunedì 10 novembre 2008

una ricetta per la felicità?

Comedonchisciotte ci propone la traduzione di un interessantissimo post del blog afterarmaggedon (il post originale, in inglese, lo potete trovare qui).
Post talmente interessante che ve ne ripropongo, pari pari, la traduzione:

Sharon Astyk è una casalinga madre di 4 figli. Sette anni fa, la sua famiglia si manteneva a malapena grazie al salario da insegnante di suo marito. Decisero di vivere in modo più semplice per rendere più facile la loro vita. Come ci dice Faiza Elmasry di Voice of America, gli Astyks rappresentano un numero limitato, ma in crescita, di americani che hanno deciso di ridurre le spese e, facendolo, di avere un sollievo dal punto di vista finanziario e un sistema per ritrovare la felicità.

Ms Astyk afferma che quando lei e suo marito si sono resi conto del fatto che non sarebbero mai diventati ricchi, hanno provato ad immaginarsi un modo di vita migliore possibile.
Sharon Astyk ricorda ancora quanto fosse difficile la vita quando lei e suo marito si erano sposati più di 10 anni fa. “Eravamo due laureati che vivevano a Boston, USA, con un reddito molto basso per gli standard di vita della città. Eravamo abituati a mantenerci con pochissimi soldi. Una delle cose a cui abbiamo deciso di pensare era come riuscire a mangiare bene pur essendo una famiglia a basso reddito”.


Iniziammo a pensare: “OK, non diventeremo mai ricchi”. Mio marito era un insegnante, io stavo a casa con nostro figlio; iniziammo a chiederci: “Come possiamo vivere nel miglior modo possibile”?
La risposta fu: “Andando a vivere in campagna e coltivando direttamente noi il nostro cibo”. Trovarono la risposta lasciando Boston e trasferendosi nella zona rurale a nord di New York.

Lei afferma che “Uno dei modi in cui siamo riusciti a farlo fu quello di unire le abitazioni con le nostre famiglie allargate. Negli Stati Uniti non funziona come nel resto del mondo: In generale, ognuno ha la propria unità famigliare che vive separatamente dalle altre; ma i nonni di mio marito ad un certo punto non riuscivano più a gestire la vita di tutti i giorni senza bisogno di aiuto. Comprammo con loro una casa in campagna e ci prendemmo cura di loro fino alla fine dei loro giorni”.

Le famiglie cercano di tornare alla semplicità attraverso la produzione, conservazione e scambio del cibo da loro stessi prodotto.

Nel suo libro “Impoverimento ed abbondanza: la vita nella nuova politica interna” la Astyk spiega come la sua famiglia abbia creato uno stile di vita più semplice.
“Quello che abbiamo cominciato a fare è qualcosa che era abbastanza normale negli Stati Uniti circa 50 anni fa e che è ancora normale in molte altre parti del mondo”. “Abbiamo cominciato a produrre noi la maggior parte del cibo che mangiamo. Abbiamo deciso di condividere le risorse con la nostra famiglia e di barattare il cibo con i nostri vicini. Abbiamo fatto grandi sforzi per non indebitarci; ciò significa che quando non avevamo i soldi per fare qualcosa, semplicemente non la facevamo.
“Questo stile di vita –afferma lei – è anche più sostenibile a livello ambientale”
“Abbiamo solo un’auto in famiglia, che è piuttosto insolito qui; significa che quando mio marito prende l’auto, io sto a casa con i figli. Ci muoviamo a piedi, in bici o non andiamo da nessuna parte.”.

La famiglia ha anche cercato di ridurre le emissioni di carbonio che derivano dall’uso di energia e altre risorse.
“Abbiamo differenziato in 7 categorie: elettricità, carburante, energia per il riscaldamento e refrigerazione, beni di consumo, acqua e altro. Abbiamo ottenuto una riduzione del 80% dei consumi in tutte le categorie: ci stiamo avvicinando sempre di più all’uso dell’energia che la gente in Cina ed India mette in pratica già adesso.

Riciclare per gli Astyks è un altro modo di risparmiare denaro e risorse.
“Quando si rompe qualcosa, possiamo chiedere ai nostri vicini " Tu ce l’hai in casa? Potremmo prenderlo in prestito? E in cambio possiamo dare noi qualcosa” E’ stato molto semplice trovare cose che erano state buttate via o non utilizzate o anche gente che voleva scambiarle.
Lo stile di vita rispettoso dell’ambiente sta diventando più conveniente

L’ esperto finanziario David Bach ritiene che la chiave per fare soldi non è quanto si guadagna, ma quanto si risparmia. Questo stile di vita rispettoso dell’ambiente rappresenta davvero un sostegno finanziario per le famiglie.

“La chiave per fare soldi non quanto guadagni. E’quanto riesci a risparmiare”, dice David Bach autore di “Go green, live rich: 50 Simple Ways to Save the Earth”.

“Quando si va a fare acquisti al giorno d’oggi, una delle domande che uno dovrebbe porsi è: “Quanto a lungo potrà durare ciò che sto comprando?” lui suggerisce “Perché la maggior parte di ciò che compriamo può durare più a lungo rispetto a quanto noi lo usiamo davvero. Mia nonna era solita usare le cose per sempre. Più a lungo usi le cose meno soldi spendi. Questo è un momento davvero importante affinché gli americani facciano un paio di cose per semplificare la loro vita e risparmiare di più.

Bach afferma che nel corso degli anni lo stile di vita rispettoso dell’ambiente è diventato più conveniente.
“Per 10, 20 anni se volevo comprare qualche prodotto ecologico o biologico, sapevo che questo costava di più” dice. “Ora non è più così. Poiché la domanda di prodotti ecologici da parte dei consumatori è cresciuta, le principali imprese stanno promuovendo questo tipo di prodotti e ne stanno abbassando seriamente i prezzi perché noi li stiamo comprando”

La crisi finanziaria si sta aggravando e sempre più americani si stanno ridimensionando.

“Sempre più persone hanno già cominciato ad adottare uno stile di vita più rispettoso dell’ambiente e più semplice” afferma la Astyk
“E’ davvero splendido e non avviene solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. C’è la Compact, che ha incominciato ad operare sulla costa occidentale degli Stati Uniti, con persone che comprano solo cose usate e che conducono uno stile di vita più semplice. C’è il Movimento Volontario per la Semplicità fondato da Joe Dominguez e Vicki Robins che ha milioni di aderenti in tutto il mondo.

“C’è veramente tantissima gente che sta cercando d’identificare un modo di vivere una vita decente in un mondo che sta cambiando. Credo che in seguito all’aumento dei costi d’energia, cibo e altri generi di base, c’è sempre più interesse e consapevolezza che questa possa essere una buona scelta, non solo per motivi ambientali o di piacere, ma che si debba vivere davvero in questo modo.

“Siccome la crisi finanziaria sta diventando sempre più grave qui, credo che gli americani stiano per tornare a vivere come i loro nonni o bisnonni e che ci sia molto interesse nel capire come riuscire a fare una cosa del genere”.

La Astyk dice che condurre uno stile di vita più semplice porta un altro beneficio per la sua famiglia. E’educativo anche per i suoi figli vedere come consumare meno, risparmiare di più e contribuire alla creazione di uno stile di vita più sensato.

venerdì 26 settembre 2008

Vittoria! Aumentano le persone che bevono acqua del rubinetto

Dal blog di Jacopo Fo:

Nonostante l'Italia sia paese leader in Europa per il consumo di acqua in bottiglia, aumentano le famiglie che si “convertono” a quella pubblica dell'acquedotto. Una ricerca di mercato rivelerebbe che su 2.100 intervistati il 39,9% beve sempre o quasi l'acqua del sindaco, una crescita di quasi 10 punti percentuali in due anni (nel 2006 erano 31,2%).
Di questi, il 43,7% sceglie l'acqua potabile perché e' piu' controllata di quella in bottiglia, il 46,7% perché e' molto piu' economica.

Io è da una vita che bevo acqua del rubinetto, ed essenzialmente per due motivi:
  • è molto più sicura di quella imbottigliata (checcè ne dica la pubblicità)
  • costa molto meno
Spendere di più per avere qualcosa di peggiore è una cosa molto stupida. Ed i comportamenti stupidi io non li sopporto, ecco!

giovedì 25 settembre 2008

l'etica del rasoio

Riporto volentieri questo post:
Risorse, Economia e Ambiente: Abitudini, inerzie e altre patologie / 2 : l'etica del rasoio
dal blog di ASPO Italia:





I nostri comportamenti individuali sono fondamentali per ridurre l'inquinamento ed i rifiuti.
Molte persone oramai fanno attenzione all'uso dell'automobile, ai prodotti che acquistano.
I rifiuti sono un problema che va affrontato sin dall'inizio della catena produttiva, va bene differenziare, riciclare ma i risultati migliori li si ottengono producendone meno.
Un esempio per tutti: i rasoi a lametta usa e getta.
In alcuni modelli vi sono anche solo le testine da sostituire ma guarda caso costano quasi il doppio di quelli completamente usa e getta!
Oramai si è arrivati a 4-5 lame assolutamente inutili, non si possono nemmeno girare per sfruttare l'altro lato delle lame. Poi i manici sono in plastica bicomponente perché non scivolino tra le mani quando bagnati, ma così anche volendo, non si riciclano più! Pensate alle migliaia di rasoi che tutti i giorni finiscono nelle discariche, o peggio negli inceneritori...
Io ho ridotto drasticamente i rifiuti in questo settore con questo modello piuttosto vecchio ma perfettamente funzionante (vedi foto in allegato), ruotando il manico si aprono due sportellini superiori e si può inserire la lametta. La barba la fa lo stesso e l'unica cosa che getto via è... una lametta in acciaio perfettamente riciclabile!
Le lamette si trovano in molti supermercati, molto difficile invece trovare il rasoio "modello eterno"!

giovedì 18 settembre 2008

Salvare i risparmi... oggi

Visto che lo condivido quasi integralmente, non mi faccio scrupolo di riportare altrettanto integralmente un post di Wolfstep di un paio di mesi fa su "salvare i risparmi oggi":

Aver parlato di economia, e aver parlato di soldi, porta qui molta gente con la medesima domanda: come sopravvivere alla crisi in arrivo? Come salvare i risparmi?

Questo in un certo senso mi affibia una responsabilità, perche' in fondo questo è un blog PERSONALE e non dovrebbe giocare con i soldi altrui, come fanno certi personaggi "predicatori finanziari" che vanno oggi molto di moda.

Quindi, mi limiterò a consigliare una strategia di massima composta da fatti materiali, in modo da evitare il solito fenomeno del lettore che fraintende e segue i consigli alla cieca.

Proprio il fattore "alla cieca" e' il fattore che ha portato, in passato, le famiglie italiane a venire spennate. Cosi', vorrei dedicare un post proprio a questo: ovvero come evitare l'investimento alla cieca.

Innanzitutto, bisogna dire che sia conveniente per chiunque investire i propri soldi nei settori ove si abbia maggiore intelligenza, visto che e' proprio l'intelligenza che vi salvera' dalle fregature.

Quali sono i punti di intelligenza maggiore di una famiglia? Direi che siano, due(1):

  • Risparmio familiare.
  • Spesa familiare.
Il secondo fattore probabilmente vi stupirà, ed il fatto che sia sottovalutato e' proprio il fatto che porta molte famiglie a giocare "fuori casa", in campi ove non hanno intelligenza.

Facciamo un esempio: se si diffondono sufficienti rumors riguardanti un aumento dei tassi sulla moneta tailandese, un sacco di operatori finanziari che personalmente ignorano la posizione della Thailandia sulle carte si getteranno a comprare la moneta tailandese. Al massimo verificheranno i rumors cercando altri rumors. Di certo nessuno di loro andra' in thailandia a vedere come stiano le cose. Lo sappiamo bene.

Adesso facciamo il corrispondente del nostro operatore, cioè una famiglia che compra , che so io, una cucina componibile.

Innanzitutto si reca di persona a fare l'acquisto, verificando la consistenza dell'azienda, suonando ad un campanello, portando evidenza dell'attivita' in corso. Puo' essere un metodo forfettario quanto volete, ma avrei qualche storia da raccontare circa operatori francesi che scambiavano miliardi in fondi senza che nessuno si fosse preoccupato di capire se quell'operatore avesse il potere di farlo. Diciamo che se gli investitori si fossero comportati come la famiglia italiana media, chiedendo un appuntamento a quel funzionario, presentandosi sul posto, chiedendo di lui a tutti coloro che gia' ci avevano avuto a che fare , probabilmente le stesse gerarchie aziendali avrebbero notato che qualcosa di strano svava accadendo.

Insomma, la nostra famiglia si informa. Si fa fare molti preventivi, valuta attentamente le proprie esigenze, valuta le condizioni economiche, indi compra. Sceglie anche il venditore, sulla base di esperienze precedenti e/o di trusted advisors e di endorsement affidabili (conoscenti e parenti).

Saro' molto sincero: in un decennio buono di consulenza, non ho MAI visto un ufficio acquisti aziendale che si comportasse cosi', ovvero che facesse una valutazione così attenta degli acquisti.

La stessa scelta del fornitore familiare spesso si basa su valutazioni di gran lunga piu' fini rispetto, che so io, a quelle che hanno portato all'acquisto di bond argentini: un mobilificio del quale si dica cio' che si mormorava sull' Argentina non avrebbe speranza di avere clienti.

La spesa delle famiglie per beni e servizi materiali è, se esaminata in dettaglio, incredibilmente piu' intelligente della modalita' di spesa degli "uffici acquisti" o dei "trade offices" delle multinazionali di qualsiasi settore.

Ma non solo: spesso, nel comprare che so io un computer, la famiglia chiede aiuto all'esperto del clan, il quale spesso accompagna i meno competenti nell'acquisto. Credete che gli uffici acquisti delle aziende facciano questo? Illusi.

Pochissimi hanno un advisor per ogni spesa. Che io sappia, a dire il vero, un advisor per ogni spesa non ce l'ha nessuno.

La famiglia e' , al momento degli acquisti di beni materiali e servizi materiali, di gran lunga piu' intelligente dell'azienda.

Questa intelligenza e' esattamente il punto di forza delle famiglie, ed e' esattamente il punto di debolezza delle famiglie qualora esse decidano di non farne uso. Prendiamo per esempio la logica della famiglia risparmiatrice media:

  • Ho accumulato i soldi risparmiando.
  • Vado presso una banca (di cui so poco perchè i bilanci delle fondazioni sono un'enigma avvolto nel mistero).
  • Mi faccio consigliare (da qualcuno/da un'azienda che in ultima analisi non riesco a valutare).
  • Mi faccio consigliare un'operazione (della quale non so/capisco nulla).
E' abbastanza evidente come negli ultimi 3 passaggi la nostra famiglia abbia rinunciato alla propria forza, cioè alla propria intelligenza d'acquisto. Intelligenza che, sebbene sottovalutata, e' di solito enormemente superiore a quella della multinazionale media, banca compresa.

Stabilito che le famiglie siano dotate di una notevole intelligenza nell'acquisto di beni e servizi materiali, ecco che il consiglio per le famiglie è "giocate dove siete più forti, comprate beni e servizi materiali". Per la semplice ragione che quelli.... SAPETE COMPRARLI!

Il motivo per il quale le famiglie italiane sono state cosi' vastamente spennate e' proprio questo: buttandosi nel mondo della finanza si sono ficcate in un mondo nel quale non disponevano di intelligenza, ovvero in un mondo nel quale l'intelligenza acquisita non serviva a nulla.

Le famiglie italiane si sono trasformate nel "parco buoi" proprio nel momento in cui non si sono rese conto che stavano sfruttando benissimo la propria intelligenza nel risparmio , ma non stavano affatto usando quella di acquisto.

Cosa serve, quindi, alla famiglia media? Serve un piano di spesa.

No, non ho detto un piano di investimenti: ho detto "un piano di spesa".

Insomma, sto consigliando di spendere i soldi risparmiati. Ma attenzione: i soldi spesi bene sono soldi investiti.

Supponiamo cioe' che abbiate, che so io, 10.000 euri da parte. E abbiate una casa di proprietà senza mutui.(2)

E diamo per assunto quello che sta accadendo oggi: e' in atto una tempesta valutaria , e poiche' i grandi squali non vogliono rinunciare al pasto, cioè i finanzieri non vogliono rinunciare alla rendita, essa verra' scaricata sui risparmiatori, in qualsiasi modo. Non so dirvi come: vi garantisco pero' che voi NON VOLETE saperlo. Specialmente, non volete passare la vostra vita a scoprire quanto fantasiosi siano gli squali.

Quindi, avere dei risparmi liquidi oggi equivale ad essere un pollo bello grasso mentre attorno a voi ci sono volpi che vi fissano e canticchiano "vediamo chi spenniamo oggi".

Quindi, liberarsi dei liquidi oggi e' fondamentale. Rimane il problema "e se mi ammalo? . E se c'e' un'emergenza?"

Beh, per quello esistono le assicurazioni: perche' dovete farvi carico voi del rischio, rispondendo della cifra massima , quando ci sono personaggi che per una cifra INFERIORE al massimo si prendono i vostri rischi?

Non ha senso lasciare immobili 10.000 euro perche' c'e' un 5% di probabilita' che vi servano; in pratica state sprecando il 95% del loro valore. Svincolate i soldi dal rischio, tenendovi e soldi e (con una cifra MOLTO inferiore) assicurando il rischio che temete.

Per prima cosa, assicurare la salute, la casa, i beni attualmente posseduti. In modo che il rischio diventi un problema vostroaltrui. Esattamente come fanno i finanzieri quando vi mollano i bond. Siate come loro, per una volta.

Fatto questo, vi rimangono ancora dei soldi. Potreste farvi un piano di spesa , a seconda dei soldi. Con delle cifre nell'ordine delle decine di migliaia di euro si trovano gia' dei discreti appezzamenti di terra boschivi.

Quindi, facciamo un esempio di piano:

  1. Primo anno: Acquisto di un pezzo di terra boschivo, a resa minima.
  2. Secondo anno: Bonifica di un pezzo di terra, e semina di alberi pregiati.
  3. Terzo anno: bonifica di un ulteriore pezzo, e semina di alberi pregiati.(3)

Alla fine della fiera ,se non scegliete un terreno troppo sfigato, rischiate di trovarvi dopo 4-5 anni con un terreno che inizia a rendere. Basta affittarlo a chi ha bisogno di legna pregiata, e/o a chi fa legna da ardere, a seconda delle zone. Ci sono sempre settori a bassa resa nel mondo agricolo.

Seconda alternativa: investimento in studi.

Sebbene l'universita' italiana sia discreta , un modo di investire per il futuro familiare e' quello degli studi dei ragazzi. Mandarli in una scuola americana e/o straniera puo' aprire diversi orizzonti di crescita familiare.

Allora mi direte: ma questo non e' investire.

Ah, no?

Qui andiamo ad un punto interessante nella mentalita' familiare: nella fase di risparmio del gruzzoletto si e' coinvolta tutta la famiglia. Tutti i componenti sono stati responsabilizzati in solido, , mediante tagli , allo scopo comune e condiviso di raggiungere un obiettivo.

Di conseguenza, se nella fase di risparmio la famiglia si e' comportata come un ente unico con un destino unico ed un bene collettivo unico, lo stesso deve valere in fase di spesa.

Se e' la famiglia a risparmiare, in senso collettivo e solido, allora la spesa va indirizzata nella direzione di massimizzare "il valore della famiglia". Se tale concetto non esiste, o vi sembra troppo astratto al momento dell'investimento, perche' mai lo avete applicato cosi' sistematicamente al momento del risparmio?

Questa disforia , cioe' il considerare la famiglia come un'azienda al momento del risparmio e poi declassarla ai singoli individui nella visione del futuro e' uno dei motivi per i quali le famiglie italiane diventano le grasse vittime della speculazione.

Se pensate che pagare piu' studi al ragazzo/a non aumenti di valore la famiglia intera, perche' mai avete risparmiato tutti quei soldi in comune, lavorando insieme , coinvolgendo tutti? Non conveniva allora che ogni membro avesse i propri risparmi?

Quindi, la decisione: la famiglia e' un'azienda che deve aumentare di valore, oppure un insieme di individui ai quali il risparmio collettivo non serve.Tertium non datur.

Se avete risparmiato, e' buona la prima. In questo caso alla logica concorrono tutte le proprieta' di famiglia, compresi i valori professionali dei singoli membri, ivi compresi i titoli accademici. Se ragionate come un'azienda quando risparmiate, fatelo anche quando spendete.

Un altro investimento ottimo, se ci sono professionisti in famiglia, e' quello sulla salute. Se avete due soldi da parte e' il momento giusto per rimettersi in sesto, rifare quei denti che aspettano, affidarsi a quel professionista che vi rimette insieme, andare a fare quel mese di terapia che "sapete che c'e' bisogno".

Considerata l'entita' delle perdite finanziarie in caso di malanno nel caso di professionisti/artigiani/casalinghe , e considerato il fatto che la spesa annua in medicine per famiglia sta iniziando a crescere , anche questa e' un' alternativa.

Andando avanti, come spese-valore posso menzionare anche:
  1. Installazione di pannelli solari.
  2. Acquisto di automobili/ciclomotori a consumo inferiore per le tratte urbane.
  3. Coibentazione migliore della casa.
  4. Corsi professionali e/o certificazioni professionali.
  5. Un garage nelle vicinanze del luogo di lavoro, contiguo alla fermata di un mezzo pubblico.Prendete il mezzo, raggiungete il garage, e con l'auto fate solo l'ultimo pezzo.
Mi farete notare come io NON stia consigliando dei veri e propri investimenti (nel senso finanziario del termine) , ma questo e' vero in piccola parte. E' vero se limitiamo il termine "investimento" all'idea che dei soldi , miracolosamente, debbano produrre altri soldi senza alcun rischio e senza alcun lavoro.

Puo' darsi che questo succeda in qualche parte dell'universo, e non vedo l'ora che qualcuno capisca quale parte sia; di certo nell'universo conosciuto nessuna pratica , esoterica o finanziaria, garantisce una cosa simile. La stessa vendita dell'anima al demonio sembra garantire uno spread bassissimo e un rischio molto alto: Satana non e' piu' quello di un tempo.

Scherzi a parte, io sto semplicemente chiamando "investimento" cio' che le aziende chiamano tale: un aumento di capitale e/o valore dell'azienda stessa, mediante

  1. Acquisto di sistemi che permettano di risparmiare nelle spese fisse future.
  2. Spese per l'ottimizzazione di processi correnti.
  3. Ulteriori attrezzature ad uso lavorativo.
  4. Formazione professionale.
  5. Riduzione della spesa sanitaria e/o costi assistenziali.

Si tratta di cose che essenzialmente non sono "il mucchietto di soldi"; ma nei bilanci aziendali si tratta di quella cosa che da' valore all'azienda. Nel caso di bilanci familiari, si tratta di un valore futuro piu' alto.

Si tratta di un processo , vedere la famiglia come se fosse un'azienda, che e' estraneo alla cultura familiare italiana; o meglio e' distante dalla cultura MODERNA delle famiglie italiane, perche'sino agli inizi del secolo praticamente ogni contadino la pensava cosi'; non per niente quella generazione ha costruito il paese che oggi sta venendo dilapidato.

Invece oggi le famiglie si comportano come aziende quando risparmiano, si comportano MEGLIO delle aziende quando acquistano, poi diventano completamente coglione quando entrano in una banca e si sforzano di "investire".

Ed e' questa coglionaggine la cosa da combattere: le famiglie devono tornare a spendere i soldi in beni materiali durevoli e servizi materiali ad effetto durevole.

Perche' casomai non si fosse notato, per ognuno dei consigli che io sto dando assumo che gli acquisti siano fatti con la consueta perizia delle famiglie italiane: coinvolgendo un parente/paraparente esperto; ispezionando il bene in anticipo; informandosi in anticipo su qualsiasi cosa si dica del venditore; scegliendo un venditore presso il quale si abbia potere di trattativa e/o di ritorsione (anche in termini di immagine); valutando piu' di un'offerta.

Cosa che comunque lefamiglie NON farebbero al momento dell'investimento, quando si presentano come tante pecore da tosare pronte a buttare soldi in qualosa per cui:

  1. Non serve o non possono coinvolgere un parente esperto.
  2. Ispezionare il bene.
  3. Ispezionare l'azienda produttrice.
  4. Informandosi accuratamente sul venditore, anche mediante network sociale.
  5. Non hanno potere di trattativa sul fornitore.
  6. Non hanno potere di ritorsione sul fornitore.
  7. Raramente valutano piu' di un'offerta, essendo le offerte finanziarie pressoche' incomprensibili.

Di conseguenza, il mio consiglio e': se avete dei soldi da parte invece di un piano di investimenti, dotatevi di un piano di spesa. Il piano soddisfa le tre qualita':

  1. Si comprano beni e servizi materiali, beni durevoli e servizi ad effetto durevole (salute, studio, certificazioni professionali, per esempio).
  2. Si ragiona nell'ottica di aumentare il valore complessivo della famiglia vista come un'azienda.
  3. I rischi per compensare i quali si era risparmiato il gruzzoletto("in caso serva") vanno scaricati immediatamente sulle assicurazioni per svincolare il tesoretto dal rischio.

tutto qui.

Forse non diventerete Paperon de Paperoni facendo cosi': sicuramente pero' vivrete meglio, avrete piu' serenita' e un futuro migliore.

Ditemi che e' poco.

Ma una cosa e' certa:

I SOLDI LIQUIDI E QUELLI "SULLA CARTA" HANNO UN PROBLEMA, E SERIO. CHI TIENE IN CASA LIQUIDI O SOLDI "SULLA CARTA" (OBBLIGAZIONI, BOND, ETC) TIENE IN CASA UN PROBLEMA.

LIBERATEVI DEL PROBLEMA.I SOLDI SONO FATTI PER VENIRE SPESI BENE. UNA BUONA SPESA E' UN INVESTIMENTO.

ecco, adesso basta urlare.

Uriel


(1) Ok, ok, una famiglia di idioti non ha intelligenza. Mi riferisco alla media.

(2) Se avete una casa di proprieta' CON mutuo, il consiglio e' ovvio: poiche' gli interessi sul mutuo sono piu' alti delle rese medie di attivo, sechiudete parte del mutuo ci avete guadagnato la componente-interessi del mutuo. E' un investimento di segno negativo, ma rimane il fatto che se avete un mutuo a 20 anni e ne chiudete 10000 euro, ce ne avete guadagnati 17000 per gli interessi che NON pagherete alle banche. Mica male, come resa: e' la resa dei mutui.

(3) L'albero pregiato e' quell'albero con una buona resa in termini di combustibile e/o ad uso falegnameria.

lunedì 15 settembre 2008

Il risparmio energetico secondo Debora Billi

.
Debora Billi, magistrale autrice dei blog petrolio e crisis, riesce a mantenere le sue bollette della corrente elettrica discretamente basse (anche se, amio giudizio, si può far di meglio...), ed in un suo post ci rivela i suoi trucchi:

  • Niente condizionatori. Il ventilatore serve egregiamente allo stesso scopo.
  • Niente scaldabagni elettrici.
  • Niente forno elettrico. Compratelo a gas: costa poco di più, ma consuma pochissimo e cuoce anche molto meglio. Evitate il microonde.
  • Niente megafrigoriferi americani che consumano una centrale nucleare. Oltretutto, avere in casa cinquanta chili di derrate deperibili è una cretinata assoluta, basta con l'ansia di dover avere anche lo yogurt al mirtillo norvegese e una salumeria a disposizione.
  • Niente caldobagni usati come stufette. Se si ha freddo, un maglione in più. Il caldobagno è sacrosanto per godersi una doccia a gennaio, ma va poi spento subito.
  • Fate poche lavatrici. Una, massimo due a settimana. Lavate a mano gli indumenti poco sporchi (in ammollo si lavano da soli), gli altri a 40°. Lenzuoli e asciugamani a 60°. Non credete alle favole sui nemici dell'igiene e compagnia bella: sono tutte frottole per vendere detersivi. I jeans si possono indossare diverse volte prima di essere lavati, e a scuola o in autobus non ci sono focolai di colera o peste emorragica da debellare a ogni costo. Se vostra moglie fa la lavatrice tutti i giorni (e non avete 5 figli), allora ha la fissa: fategliela passare.
  • Stirate il meno possibile. Lenzuola, canovacci, biancheria intima, jeans, roba sportiva: tutta questa roba non necessita di stiratura. Magliette e camicie, e poco altro. Usate tovagliette all'americana, che non si stirano. Stirare tutto è un'altra fissa da "brava casalinga" che non ha alcuna utilità. Se vostra moglie stira più di una volta a settimana, fategliela passare. State buttando soldi.
  • Usate l'aspirapolvere con parsimonia. A meno che non abitiate sulla carretera Panamericana, la polvere di ogni giorno si toglie benissimo con uno Swiffer, o il panno di lana della nonna. Una volta o due a settimana, aspirapolvere. Non di più.
  • Non usate piastre elettriche, e usate meno il phon. Asciugando tre volte i capelli con asciugamani asciutti, o comprando una "cuffia" di microfibra riducete l'uso del phon alla metà.
  • Abolite tutti gli inutili piccoli elettrodomestici, specialmente quelli che scaldano. Perché cuocere col Bimby, quando c'è il fornello? Perchè usare lo Sfornatutto, quando c'è il forno a gas? Perchè cuocere il pane nella macchina del pane? E, udite udite, buttate via la macchina del caffè espresso: la vecchia moka serve egregiamente allo scopo e consuma mille volte meno. Certo, bisogna esser bravi a fare il caffè...

Aggiungo le mie personali:
  • usare una lavatrice con doppio ingresso dell'acqua (calda e fredda); già riscaldare l'acqua con il boiler a gas è molto meglio che non lasciarla riscaldare alla lavatrice con una resistenza. Se poi avete i pannelli solari termici sul tetto, vostra moglie può fare tutte le lavatrici che vuole
  • rivaluterei l'uso del forno a microonde, sconsigliato da Debora: in realtà, è molto più efficiente di un forno normale
  • collegate la lavastoviglie direttamente alla presa dell'acqua calda

domenica 3 agosto 2008

Decalogo: i 10 comandamenti della decrescita

da Comedonchisciotte:

Economia Eco-nomia = De-crescita

Qualunque cosa facciano il Sistema, le grandi imprese, i media, gli Stati, le istituzioni internazionali, gli eserciti… noi possiamo rispondere con la democrazia diretta: forme di vita e di consumo libere da globalizzazione e sviluppo economico.

1. Alimentazione. Consumate tutti i prodotti selvatici che potete e raccoglieteli voi stessi con metodi conservativi. Consumate tutti gli alimenti autoprodotti che potete. Fate in modo che gli alimenti siano biologici, locali, artigianali… Se non avete l’orto né possibilità di averne uno, associatevi a una cooperativa, piantate sul terrazzo di casa, proteggete il piccolo commercio e le reti locali, comprate direttamente da agricoltori e fattori. Se potete, fate lo yogurt, il pane, i dolci… Rifiutate i prodotti delle grandi marche convenzionali, la modificazione genetica, gli alimenti molto pubblicizzati in televisione, il cibo spazzatura… Ringraziate per gli alimenti che mangiate ogni giorno. Diminuite più che potete l’ingestione di proteine animali, molto cara ecologicamente parlando. Consumate i prodotti di stagione. Cucinate a fuoco lento. Evitate il cibo precotto. Conservate e/o proteggete le ricette, le varietà e le tradizioni locali. Nell’India Vedica, il cuoco ricopriva una posizione sociale importante quasi quanto quella di un brahamani o di un medico.

2. Società. Mantenete unita la vostra famiglia. Tessete alleanze con i vicini, con i genitori dei compagni di scuola dei vostri figli (se vanno a scuola), con i colleghi di lavoro, con tutta la comunità e soprattutto con i familiari più stretti e lontani e con i vostri amici. Associatevi a cooperative, spacci, reti di consumo locale… Proteggete il piccolo commercio e le eco-nomie locali, gli artigiani e gli agricoltori locali. Promuovete il modello di società mediterranea, cordiale, semplice. È ecologico, salutare e dona il buon umore.

3. Energia. Risparmiate tutta l’energia possibile. Riciclate energia. Cercate di fare un uso efficiente dell’energia. Traete il miglior profitto dall’energia che utilizzate. Consumate, nella misura delle vostre possibilità, energia che provenga da fonti rinnovabili. Investite, nella misura delle vostre possibilità, in fonti energetiche rinnovabili. Diffondete, nella misura delle vostre possibilità, le fonti energetiche rinnovabili al lavoro, a casa e nei centri di studi…

4. Cultura. Fuggite dall’omogeneizzazione culturale globale e dall’impero anglosassone (e da qualunque altro impero). Siate creativi, partecipativi. Non siate meri spettatori passivi. Proteggete le culture autoctone, le lingue locali, la cultura rurale, i segni culturali distintivi di ogni popolazione (sia rurale o urbana)… Proteggete le radici, il passato, le differenze, la biodiversità culturale… senza fanatismi. Proteggete gli artisti locali e le piccole industrie culturali di ogni zona. Disprezzate la clonazione culturale, sterile e di cattivo gusto. Dalí disse: ˝Solo l’ultralocale può diventare universale". La cultura locale, l’arte in famiglia, le tradizioni proprie… favoriscono l’identità. Senza identità e senza rispetto per il proprio passato (attenzione, non confondetevi con le mentalità chiuse), nessuno è niente. Rispettate le culture orali. Diffidate dei sistemi culturali verticali. Ricordate che dall’università sono uscite milioni e milioni di persone che hanno attentato contro l’uomo e la Natura (e alcuni/e studiosi/e stimati/e).

5. Denaro e consumo. Disprezzate l’usura. Disprezzate la speculazione. Favorite l’eco-nomia. Cercate di non utilizzare denaro elettronico. Incentivate il prezzo equo, il baratto, lo scambio, le monete alternative, i prodotti verdi… Disprezzate le modalità di pagamento posticipato. Evitate lo Stato e le sue tasse più che potete perché la maggior parte di quel denaro non viene utilizzato per fini sociali ma per proteggere lo Stato stesso, l’esercito… Praticate la disobbedienza fiscale ogni volta che potete. Se vi avanzano dei soldi, per qualunque ragione, condivideteli: una volta soddisfatti i bisogni personali, ciò che non si dà… si perde. Evitate il consumo superfluo, compulsivo e inutile. In questo modo evitate di sprecare energia, di produrre rifiuti e di perpetuare il Sistema… Fate in modo che il vostro consumo tenga sempre in considerazione i criteri ambientali, sociali, etici…

6. Lavoro. Fate in modo che il vostro lavoro sia lecito. Ovvero, che abbia il minimo impatto possibile sulla Natura e che non implichi il maltrattamento o il disprezzo di altri esseri viventi, incluso l’essere umano. Fate in modo che il vostro lavoro sia il più verde possibile. Fate in modo che vi lasci tempo libero a sufficienza per progredire spiritualmente, emozionalmente… e per dedicarvi alla famiglia e alle attività che ritenete opportune, siano esse artistiche o sociali… Fuggite dai lavori che fomentano l’usura e la speculazione, il commercio disonesto, lo spreco e il consumo compulsivo, l’inganno al consumatore, la globalizzazione… I lavori artigianali, locali, a dimensione umana, sono lavori che fomentano l’eco-nomia. Se hanno a che vedere con l’agricoltura biologica, le energie rinnovabili, la rilocalizzazione dell’economia, la salute naturale, l’unione della comunità… meglio. Fate in modo che il vostro lavoro non metta mai in pericolo l’esistenza delle generazioni future.

7. Salute. La salute è equilibrio. Favorite il vostro equilibrio e quello della vostra famiglia. Sostenete una dieta e delle abitudini sane, un lavoro e una casa salubri, fuggite dallo stress e da tutte le situazioni che provocano confusione mentale e problemi inutili. Studiate le forme di salute tradizionali, perché vi serviranno. Autogestite la vostra salute e quella della vostra famiglia fin dove vi è possibile. Considerate il mondo della salute come un tutto olistico, che include la dieta, le questioni ambientali, il luogo in cui abitate, il lavoro, il mondo spirituale, la famiglia… Fuggite da ogni tipo di aggressione. La medicina allopatica può avere i suoi lati positivi, a cui si può ricorrere in momenti determinati, ad esempio la diagnosi.. Anche la morte fa parte della vita.

8. Politica. La politica attuale e in generale, salvo eccezioni, tutto il sistema politico… vive agli antipodi della decrescita economica. Ci sono partiti più o meno sensibili ai problemi ambientali e/o sociali, ma, la maggior parte di essi non si azzarda a mettere in questione il modello attuale di sviluppo economico. Al massimo, parla di una descrescita sostenibile; ma, il problema è che la crescita e la sostenibilità sono, come sappiamo tutti, incompatibili. L’unica alternativa possibile è il bioregionalismo, che ha poco a che vedere con i partiti nazionalisti attuali, perché il bioregionalismo implica una decentralizzazione assoluta e radicale. Il modello sarebbe più vicino a un mondo organizzato su piccole regioni autogestite che a sistemi nazionalisti convenzionali.

9. Tecnologia. La tecnologia non è neutrale. La tecnologia punta sullo sviluppo economico e sulla dittatura tecno-scientifica. La tecnologia e la scienza hanno creato una nuova religione, i cui dogmi sono “raccomandati” alla popolazione attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Evidentemente, nell’attualità, in un luogo come la Spagna, sarebbe molto difficile tornare a vivere di caccia, a raccogliere frutta dagli alberi e voltare completamente le spalle alla società tecnologica. Tuttavia, ci sono diversi livelli… di integrazione al mondo tecnologico. Attraverso determinate abitudini di consumo, di vita e scelte quotidiane, possiamo sabotare il mondo tecnologico e le imprese, gli stati, gli eserciti, le macchine… che stanno dietro di essi. Da un lato, senza arrivare a posizioni di luddismo radicale, conviene vivere il più lontano possibile dal sistema tecnologico, che distrugge la Natura e la società umana. E dall’altro, conviene favorire le tecnologie più artigianali, a dimensione umana, sottoposte a un controllo sociale, facile, accessibile e diretto. Senza bisogno di diventare degli Amish, è possibile indirizzare la nostra esistenza verso forme di vita meno dipendenti dal mondo tecnologico. O, almeno, dagli aspetti più demenziali e aberranti dell’universo tecnologico attuale.

10. Spiritualità. Il futuro sarà spirituale o, semplicemente, non ci sarà futuro. Lo studio delle confessioni tradizionali che sono esistite su Gaia ci possono servire d’ispirazione. Questo gran cambiamento di paradigma che implica la decrescita economica è possibile solo nel segno di un cambiamento di paradigma olistico molto più profondo, che includa il mondo spirituale. È impossibile contenere i desideri e la propensione al consumismo, se parliamo di miliardi di persone, senza tener presente la saggezza che emana dai libri sacri e dalle culture orali delle diverse tradizioni del mondo (attenzione, non confondete la tradizione primordiale con guru da quattro soldi, né con le gerarchie ecclesiastiche più inclini alla forma che alla sostanza, né con tradizioni aberranti che non sono mai state consigliate da nessun santo). Ogni tradizione o maestro possiede virtù e metodi propri. Lì troviamo gli strumenti che dobbiamo comprendere e poi assimilare per andare verso una società dignitosa, giusta, libera e bella e in armonia con la Natura e il Cosmo. Nota importante: una vita a basso consumo non implica necessariamente una vita vuota spiritualmente ed emozionalmente ma, al contrario, la vita semplice porta, o può portare, a una vita spiritualmente più intensa nello stesso modo in cui il consumo compulsivo ha come obiettivo riempire il vuoto spirituale della società contemporanea.

Ecoattivisti

Fonte: theecologist.net

Traduzione per www.comedonchisciotte.org di ANTONELLA MACCHIA

mercoledì 2 aprile 2008

lunedì 31 marzo 2008

Un piccolo ma concreto esempio di felice decrescita

I detrattori della “decrescita felice” hanno un argomento, trito e ritrito, che possiamo sintetizzare nel “ma non possiamo mica tornare all'età della pietra!

Non hanno capito che filosofia della decrescita significa fare le stesse cose importanti che facciamo oggi, ma in maniera più intelligente, senza sprechi... e vado quindi a darvi un piccolo, ma concreto, esempio.

Nella mia soffitta giaceva, da tempo immemorabile (=almeno una quindicina d'anni) un aspirapolvere Folletto. Era un modello degli anni '70 che, dopo aver prestato fedelmente servizio per una quindicina d'anni, era stato pensionato in quanto gli si era bruciato il motore.

I Folletto sono degli ottimi aspirapolvere, ma hanno un grossissimo difetto: il prezzo, che è più vicino a quello di una berlina usata che non a quello che saremmo ragionevolmente disposti a spendere per un aspirapolvere.

La consapevolezza di quanto era stato speso per acquistarlo fece sì che, al momento della sua dipartita, non venisse buttato ma conservato in soffitta... “non si sa mai”.

Visto che non riesco assolutamente a stare mai con le mani in mano, un giorno che mi capitò per le mani decisi di vedere se riuscivo a ripararlo. Smontandolo, rimasi piacevolmente sorpreso dalla qualità costruttiva: anche se quasi tutto in plastica, si trattava comunque di materiali di ottima qualità, che a distanza di trent'anni non si erano ancora infragiliti (come capita spesso alla plastica). Il motore, però, era innegabilmente defunto...

Ricorsi a zio google, e scoprii così su Ebay un ampia disponibilità di ricambi per il Folletto... ricambi rigorosamente “compatibili” (=di produzione cinese), che i ricambi originali hanno comunque prezzi stellari...

Fu così che per una manciata di euro comprai sia il motore di ricambio, sia un nuovo sacco-filtro in cotone (quello vecchio, dopo trent'anni, non era in ottime condizioni...)

Un paio d'ore per rimontarlo, e mi ritrovai per le mani un redivivo gioiello: aspira che è un piacere, è leggero, maneggevole, può esser messo a tracolla e quindi esser usato comodamente per pulire sopra gli armadi...

E già qui la parabola della “decrescita felice” avrebbe un senso: un oggetto che aspira la polvere ce l'ho, ho speso la metà di quanto avrei speso per acquistarne uno nuovo, ho riutilizzato qualcosa che altrimenti sarebbe stato destinato alla discarica...

Ma a parabola è ancor più significativa che andiamo a controllare le caratteristiche di questo aspirapolvere: il suo “nome completo” è Folletto VK-120-1, ed il consumo è di 250 watt. Si, avete letto bene, DUECENTOCINQUANTA watt. Certamente, non è un bidone aspiratutto, è un semplice aspirapolvere, ma il suo consumo è più vicino a quello di una cosiddetta “scopa elettrica” (di quelle che entrano in crisi per una manciata di capelli o una carta di caramella). Però è indubbiamente un aspirapolvere, ed anche valido... ed oggi, i suoi epigoni attuali hanno potenze che variano da 1200 ad oltre 2000 watt (sembra che quelli da 1800 watt siano quelli che vanno per la maggiore).
Ovvero, aspira la polvere come un aspirapolvere da 1800 watt, però ne consuma solo 250. Ovvero, meno di un settimo!

Perché oggi gli aspirapolvere hanno potenze da 1800 e passa watt anziché da 250 ?

Forse è perché un aspirapolvere mal progettato per fare bene il suo lavoro ha bisogno di maggior potenza, rispetto ad uno ben progettato. Ma più probabilmente è perché il consumatore ha assurdamente accettato il principio del “più è meglio”, e che quindi un aspirapolvere da 1800 watt deve esser per forza meglio di uno da 1000 watt, che a sua volta sarà meglio di uno da 500 w...

Ragionamento sbagliato, se non addirittura sciocco, come ci dimostra questa esperienza.

Morale: decrescita felice significa anche usare un aspirapolvere da 250 watt, invece che uno da 1800 watt... e grazie ad una progettazione intelligente, ottenere esattamente gli stessi risultati e la stessa efficienza, risparmiando però un bel po' di energia.